Ho sempre avuto una visione elitista della scuola e dell'università, del tipo, se non sei capace tornatene a casa. Ci sono tanti mestieri, tutti degni di rispetto, che si possono fare senza un titolo di studio. Poi mi sono ritrovato a lavorare per questa gente che crede davvero nell'uguaglianza delle possibilità ed anche io ci credo. Mi sembra assurdo che qualcuno possa essere penalizzato dal luogo o dalla famiglia di nascita. La convinzione che chi non ne è in grado, intellettualmente intendo, debba mollare, persiste.
Ecco il mio dilemma: la settimana scorsa ho ricevuto due richieste di stage. In genere accettiamo gente proveniente da un certo ambito di studi, guarda caso proprio quello delle due richiedenti. Però accettiamo le domande ad inizio anno accademico, chiedendo un impegno costante fino a giugno. Se rigiuto queste due domande, per come è strutturato il sistema francese, queste due ragazze dovranno ripetere l'anno (esatto, come al liceo). Ho preso in considerazione diverse variabili:
- in genere accetto loro "simili";
- in genere qualche mese prima;
- queste tizie non sono state capaci di trovarsi uno stage in sei mesi;
- trovare uno stage in questo ambito non sempre è semplicissimo;
- tuttavia molta gente ci riesce;
- se rifiuto avrò sulla coscienza il loro anno buttato nel cesso;
- se accetto la mia imparzialità e rispetto per gli stagisti che sono qui da mesi va a farsi fottere;
- se accetto, accetto anche il fatto che in fondo, con un po' di culo, tutti possono avere "il pezzo di carta";
- se accetto sono un poveraccio incoerente;
- se rifiuto sono uno schifoso rovina-vite.
Se a qualcuno viene in mente qualche altro fattore da prendere in considerazione è il benvenuto.
Prenderò la mia decisione entro domani pomeriggio.
Una terrazza in città
7 ore fa
