C'è quest'attaccamento morboso dell'intellettuale giocosa superba élite di sinistra ai Nomi.
Ai Nomi di scrittori famosi, che pubblicano libri famosi, con case editrici famose. Libri famosi e politicamente impegnati (ad essere famosi?)
Alle università prestigiose, possibilmente all'estero.
Agli Eventi, sempre gli stessi, organizzati dai Partiti. Sempre gli stessi.Pubblicizzati dai giornali locali,sempre gli stessi, che disprezzano ma leggono,sempre.
Agli Agriturismi, alla cucina casalinga, alle specialità del luogo.
Ai crediti universitari, concetti concreti nella loro testa ma astratti nelle nostre vite, che mancano ai figli degli altri per finire l'Università.
Alla realizzazione professionale degli Amici, gli amici con la A maiuscola, che conoscono da ieri o da sempre, non ha importanza.Hanno amici importanti.
Ai viaggi nelle città famose e a mangiare nella famosa taverna di Tizio consigliata dalla guida che non si sognano di lasciare a casa.
All'ultimo film uscito di quel regista, che è bravo perchè l'ha scritto Dipollina, che ha vinto la Palma d'oro e quindi bisogna vederlo.
Alle cause importanti, quelle di cui parlano tutti.
C'è questa sconcertante paura dell'intellettuale giocosa superba élite di sinistra di tutto ciò che è troppo poco noto.
Paura di parlare di Cie in un giorno della settimana che non sia il post-giovedì sera santoriano.
Paura di amare cose di cui nessun critico scriverà mai una riga.
Paura di mangiare un panino pieno di ketchup e hamburger.
Paura di cambiare la propria vita non essendo più consumatori.
Paura di ridere senza sentirsi in colpa.
Paura di partecipare a eventi organizzati da un giorno all'altro, da due o tre volenterosi che non indossano indumenti di lino e non sono laureati.
Paura dei paesi dove la gente non va al cinema la domenica pomeriggio.
Paura di stringere troppo una mano.
Paura di uno scaffale della libreria vuoto, che potrebbe restare tale.
Paura delle cause perse in partenza.
Paura di non avere ambizioni.
E ci sono persone che invece stringono mani, ridono amano e soffrono, scrivono, si guardano negli occhi mentre parlano, non hanno letto Freud e vivranno cent'anni, e riescono a sorridere a chi incrociano per la strada.
19 giugno 2011
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a proposito di freud: a un certo punto dell'uni ho comprato un libro e me lo sono letto. sono stata sfottuta per mesi perché "è superato, sono tutte boiate". forse sì, ma sono boiate che a loro tempo hanno cambiato un sacco di cose. a proposito dello scaffale della libreria vuoto, conosco qualcuno che compra libri solo per riempire scaffali e li lascia lì, nella plastica. delitto.
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