06 maggio 2011

Non dirlo con parole tue

E' passata di qua una certa prof. da Banja Luka, prova vivente del vantaggio che ho nel vivere ai confini dell'Impero: riesco ad acchiappare alcuni dei meglio pezzi balcanici d'adozione di passaggio per queste lande desolate.
Fa piacere confrontarsi con una mente femminile con cui non ti confronti da un pò [questo post è basato tutto sui pregiudizi di genere che io sostengo con forza, essendo a mia volta loro vittima da una vita intera], riprendendo le trame delle rispettive esistenze ed aggiornandole un pò rispetto all'ultima volta.
E' bello anche non sentirsi dire "ti vedo infelice, ingrassata, spenta" ecc. ecc.

Il che apre un capitolo tragicomico della comunicazione uomo-donna-nonna (che non è tirata in ballo solo per la rima) piuttosto ricorrente nella mia vita, chissà nelle vostre.
Che poi, chi siete voi?!

Esiste il contrario della parola "empatia"?

"Certo potresti pulirti le unghie ogni tanto" fu la seconda cosa che disse la nonna alla nipotina di cinque anni che vedeva con cadenza quadrimestrale. La nipotina di cinque anni, allora esserino ben più ipersensibile dei tempi odierni, ci rimase davvero male.E con l'acume che solo una bambina di cinque anni potrebbe avere, si chiese se fosse davvero la cosa indispensabile da dire ad una bambina di cinque anni che vedi tre volte all'anno.
"Sai che ho deciso che da grande farò l'attrice?" disse la stessa bambina di anni 6 all'altra nonna, anche lei lontana ma geograficamente un pò più vicina. Con una smorfia di disappunto la matriarca ,che nonostante avesse tirato su due creature femmine evidentemente dell'altrui sensibilità non doveva aver capito molto, rispose: " oh, e io che speravo tu facessi la suora."patapam. La bambina di 6 anni, che era rimasta una personcina assai sensibile, accantonò (quel giorno e per sempre) le sue aspirazioni giocose di gloria, e sebbene non le passò per l'anticamera del cervello di poter fare la suora, si risolse di trovare una carriera che le avrebbe garantito almeno un mezzo sorriso della vecchiarda.

Una decina di anni dopo, la personcina era diventata decisamente meno sensibile, ma sempre morbosamente incuriosita dall'altrui mente, e in particolare quella maschile.
Vi è mai capitato di sentirvi dire ( e non chiedere) da qualcuno con aria terribilmente seria e compunta "Ti vedo infelice" e restarne totalmente spiazzata, perchè nonostante l'infelicità ricorrente nell'esistenza umana in quel momento sei tutto tranne che infelice?
A me capita con cadenza più o meno biennale. Di solito nello spazio di tempo che intercorre tra queste sagge esternazioni analitiche tendo (statisticamente) a vivere momenti di cupissima disperazione. Tranquilli: nessuno degli adorabili analisti che ho intorno rischia di accorgersene manco di striscio.
La prima volta che mi è successo ho vissuto cinque minuti di panico autoanalitico, in cui tentavo di capire se davvero la sensazione di calma e ottimismo che di solito accompagna il mio essere felice non fosse ingannevole, e nascondesse una cupa disperazione esistenziale. Zero.
Mi affannai a negare con impeto, il che fu - per l'analista di turno- solo una conferma delle Sue sensazioni. In effetti in un secondo tempo un'onda di sottile disappunto mi invase, togliendomi il sorriso dalle labbra: è possibile che una persona che ritieni ti conosca abbastanza bene, con cui hai pianto e con cui ti sei confidata, riesca a dirti una cosa così grande e a cannare clamorosamente?

Quasi una decina di anni dopo, rispondo di sì. Con ironia, per forza di cose, ma è così.
Ti troverai un giorno a sentirti dire "ti vedo ingrassata" da uno che una pallida idea delle tue passate lotte con la bilancia dovrebbe averla (posto che io anche ad un conoscente trovo sia un commento poco simpatico da fare, ma poi son gusti) o "ti vediamo più bella e sappiamo perchè: sei di nuovo sulla piazza" da quelli che consideri fratelli e che tecnicamente dovrebbero conoscere le tue idee sulla cura della propria persona e sul volersi bene, sempre.
Ti verrà rinfacciato che "sparisci per mesi e non so mai perchè" da uno che si è installato skype quattro volte e non l'ha mai acceso.
Ti verrà scritto "bisogna sempre correrti dietro" da una grande grandissima non più amica che meno di due settimane prima sostiene di essersi dimenticata che ti laureavi.
Verrai sommersa di telefonate da uno che hai conosciuto ad una festa e a cui hai detto in tono del tutto amichevole "magari qualche volta ci vediamo".
( curioso notare che nessuno dei casi citati, a parte l'ultimo, ha mai badato troppo alla risposta data, segno evidente che persino i migliori a volte aprono la bocca solo per consentirle di arieggiare un pò)

E ti chiederai,sopraffatta, se la mancanza di un profilo Facebook in cui aggiorni frequentemente le notizie sul tuo stato d'animo non abbia generato estrema confusione nelle persone con cui sei convinta di comunicare in maniera chiara e frequente (eccetto l'ultimo caso) e che evidentemente di te non hanno capito troppo.
E poi lasci perdere e abbozzi un sorriso, perchè la mancanza di empatia non si risolve con un lungo discorso chiarificatore e soprattutto le persone riescono a dare tanto anche senza essere empatiche, ahinoi.

Ma dopo qualche ora di pacifico e aperto confronto (vedi sopra) in cui hai la certezza totale di ricevere e offrire ascolto, ti chiedi sconsolata se sia una così grande ferita per l'ego altrui chiedere semplicemente "come stai?" e ascoltare la risposta.

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