04 maggio 2011

Il (melo)dramma della maternità

(questo post risulterà essere più impopolare della media dei miei post)

Il mio ritorno in patria e ai bei luoghi della giovinezza è spesso condito dalla scoperta che molti conoscenti, amici dell'era passata ecc. hanno figliato. E' inevitabile, d'altronde: anche se io mi sento una splendida ventenne, in realtà non lo sono e il tempo passa amici, passa per tutti.

Di fronte agli esperimenti materni altrui (anche molto prossimi a me, per non dire nella stanza di sotto alla mia) cresce in me la certezza sempre più ferrea che mai,mai e poi mai mi imbarcherò in un'impresa del genere. E non solo perchè non credo di essere adatta a fare la genitrice (preoccupazione molto poco standard, a quanto pare) e perchè di qui a 10 anni non credo che il mio reddito mi permetterà di vivere al di sopra della soglia minima di barbonaggio: la ragione principale è che sono troppo,troppo egoista per permettermi di rinunciare ad anni ed anni di libertà per dedicarli a qualcun altro. Non sarà bello da dire, ma è così.
D'altronde se tutta la vita l'hai vissuta da pianta selvatica e carsolina, non è che un bel giorno ti puoi spostare in un bell'orticello insieme a centinaia di ortaggi e subire gli orari e le necessità altrui. Lo so che ci sono passati tutti, ma io no.

Poi però ho pensato una cosa. Che la maternità non è questo dramma che ti sconvolge la vita in ogni luogo del globo. Che io qualche pargoletto oltreconfine l'ho conosciuto, mamma e papà inclusi.
Gente che non sembrava aver riorganizzato TUTTA la propria vita attorno ad un infante.
Gente che se telefoni a casa dopo le 9 di sera non ti risponde male come se fossero le 3 di notte.
E, sorpresa delle sorprese, i figli non vengono su con il complesso di non essere amati, di essere trascurati ecc. ecc. No.
Crescono come meravigliose normali creature consapevoli di non essere sole nell'universo, hanno in se stesse fin dalla più tenera età il concetto (applicato o meno, ma almeno esiste) di rispetto del prossimo, e non pretendono la luna dai propri genitori, amici e amanti.

I nostri meravigliosi pargoletti, invece...
E' splendido che negli ultimi 40 anni si sia sviluppato il concetto di cura del bambino, di letture per i bambini, giochi per i bambini, programmi per i bambini, case a prova di bambini. A volte sentir parlare mia nonna, maestra elementare, di come ha cresciuto i propri figli mi dava i brividi.
Quando poi mi ritrovo a fare la babysitter ai figli altrui o a quella di mia madre, ho i brividi lo stesso.
Che creature fragili, viziate, convinte che il mondo giri esclusivamente intorno a loro e per loro, ha tirato su la generazione post-sessantotto!Non parlo di bestie senza sentimenti, per carità.
I bambini mi piacciono, mi fanno ridere, A VOLTE mi fanno pensare.
Ma questo mondo finto che è stato costruito attorno e per loro, destinato a sbriciolarsi ai primi bagliori dell'adolescenza, lo trovo nauseante. Nauseante per il bambino, che passerà da una condizione in cui il tempo di tutta la famiglia è costruito attorno a lui ad una in cui non se lo filerà nessuno, e ne soffrirà. E nel frattempo ne avranno sofferto mamma, papà, fratelli e sorelle, amici e parenti. La socialità viene brutalmente modificata in virtù esclusiva dell'esistenza di un nuovo faccino su questo pianeta: e la cosa non dura fino al suo primo anno di vita, no. Arriviamo tranquillamente agli undici anni.
Tutti a recitare in questa commedia un pò grottesca del mondo perfetto.Madri esaurite e senza più uno straccio di vita sociale che non sia quello che ruota intorno al pargolo: madri di compagni di scuola, madri di compagni di ginnastica, ecc.ecc.

Lo so anche io che le mamme nordiche possono permettersi di avere una vita grazie ad un sistema che mai e poi mai sarà il nostro. Ma io conosco tante mamme fierissime di starsene a casa per le loro creature, mamme che anche quando avrebbero la possibilità di farsi un pò i cazzi loro non lo fanno. Donne che una volta erano mamme.
Si arriva per forza ad una contrapposizione orrenda vita/maternità, e guai a te se non ti schieri dalla parte della Maternità! Che donna sei, senza uno straccio di figlio?

Eppure bisognerà ripensarci, anche alla luce del fatto che la nostra generazione non potrà essere prolifica quanto le precedenti, a meno che non si ritorni ai tempi della rivoluzione industriale in cui più figli hai più stipendi tornano a casa. Ma la vedo dura mandare un frugoletto di 3 anni a lavorare in un call-center. E anche se fosse, psicologicamente non ce la farebbe. Ogni volta che gli buttano giù il telefono in faccia, chiamerebbe la mamma, in lacrime.

1 commenti:

  1. davvero bello questo post. apprezzo l'onestà e condivido parte dei tuoi pensieri.
    Vorrei conoscere anche il tuo parere sulla Paternità, è possibile avere un post a riguardo? oppure me ne occupo io?

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