16 aprile 2011

Vivere bene

Oggi è venuto Gesualdi dalle mie parti. A parte la nostalgia che mi è venuta sentendo l'adorabile parlata toscana (sono a digiuno da tempo e non faccio più distinzione tra fiorentino,pisano,pontederese ecc.),è sempre una buona occasione di riflessione ascoltare "Francuccio" e pensare alla decrescita, agli stili di vita, a cosa ne facciamo del nostro essere "contro" ogni giorno, nel quotidiano.

"Noi siamo abituati ad associare il benessere alla proprietà,allora forse dovremmo parlare di beneavere,che è una cosa molto diversa dallo stare bene."

E' vero, e non è vero.
Mi sveglio la mattina sorridente e senza ansie, perchè so che non arriverà una bolletta che mi oscurerà la giornata, che non dovrò mangiare riso a pranzo e cena, e che non dovrò pormi il problema di comprare la polpa di pomodoro a 50 cent.E' una tranquillità effimera e durerà ancora pochi mesi, ma c'è.
Mi tolgo lo sfizio di mangiare frutta ogni giorno e di consumare carne bio.
E' una forma di proprietà anche questa, è una forma di beneavere che però mi fa stare bene anche a livello spirituale.

Poi c'è tutto il resto.
"Non investiamo più nelle relazioni".
E' vero, questo è proprio vero.
Tra una cosa e l'altra il tempo è poco, e non sempre quello che ci rimane ci permette di dare qualcosa agli altri che non sia il riempirli dei nostri problemi, delle nostre ansie, dei nostri dilemmi.Forse ci sorridiamo poco, e chiediamo sempre di meno agli altri "come stai?"

Al liceo, scrivevamo la lunga lista delle cose che ci piacciono e che non ci piacciono.
La iniziammo per gioco, dicendoci che sarebbe stato un modo più pratico di socializzare, io ti dò la mia lista tu mi dai la tua, vediamo a che punto ci incontriamo. In realtà diventò un modo di guardarci dentro, di scoprire le miriadi di piccole e grandi cose che ci emozionavano in positivo e negativo nelle nostre vite.
I salici piangenti, i libri di Banana Yoshimoto, le candele accese l'odore del temporale.

Siamo una società opulenta e sprecona, e lamentosa.
Ci lamentiamo di tutto, ma la realtà delle cose è che nella maggior parte dei casi basta davvero poco a strapparci un sorriso.Siamo in grado di ritagliarci degli spazi di felicità nostra aldilà della precarietà, dell'insoddisfazione, della frustrazione.
Ne sono convinta.
E ne sono convinta perchè in quella lista, oggi come allora, nonostante le mie esigenze siano cresciute e il mio spirito critico anche, la colonna delle cose che mi piacciono è ben più lunga di quella delle cose che non mi piacciono.
Possiamo creare spazi di felicità nostri, nonostante tutto. Ancora possiamo.

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