05 aprile 2011

Demoliamo pezzo per pezzo?

Quest'anno c'è un boom di giovani che fanno la tessera Anpi, ci han detto.
Ben contenta di seguire la tendenza.
Ben contenta anche leggendo che Cristano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro, solerti deputati di una certa coalizione, si son pensati di proporre l'abolizione del reato di apologia del fascismo.
Che tanto la Costituzione la smontano quotidianamente pezzetto per pezzetto, gli articoli son poco più che un centinaio, fai presto ad arrivare alle disposizioni transitorie e finali messe là, probabilmente secondo loro, in appendice.
Demoliamo pure l'antifascismo, che non si sa perchè più di 60 anni fa era patrimonio comune dei partiti italiani raccolti nei CLN, mentre oggi pare che esso sia appannaggio solo di una certa sinistra, quella più dura e pura, o quel che ne è rimasto.
Che ogni anno c'è sempre qualche esimio Presidente del Consiglio, della Camera o del Senato che se ne lava le mani del 25 aprile e tira fuori qualcosa più importante da fare che non sia un tributo a quei morti i cui occhi furono chiusi- come ricorda un certo Ungaretti- "perchè tutti li avessero aperti, per sempre, alla luce." Che li vorrei vedere gli squallidi politicanti di oggi confrontarsi con i vivi, questi ottantenni e più che ogni anno rievocano quei mesi, quegli anni difficili ma intensi, e come una partigiana ha detto l'anno scorso a Fosdinovo: la guerra è brutta, il dopoguerra è peggio.

Certo, cancelliamo il fondamento antifascista di uno Stato che ha costantemente rosicchiato ogni spazio di libertà così coraggiosamente conquistato da ragazzi e uomini, da ragazze e donne, che dopo 20 anni di buio hanno acceso la luce così, semplicemente, e hanno mostrato alle generazioni future che non bisogna avere paura, non bisogna smettere di combattere, non bisogna smettere di costruire.

Rimuoviamo quindi anche il fascismo, così non avremo più paragoni col passato, il Condottiero di adesso non lo potremo chiamare Duce e il suo apparato di demolizione della verità, della criticità, della diversità non lo chiameremo MinCulPop ma Tg1, Canale5, ItaliasulDue, e via dicendo. Così non sentiremo avvisaglie di pericolo quando sentiremo parlare di eserciti regionali, di guerre umanitarie, di case ricostruite, di destra sociale, di partito dell'amore.

Tra qualche anno, non ci sarà più nessun anziano signore con gli occhi sognanti e vivi, a raccontare ai figli di Facebook e di Boing cosa significa Resistenza.
Troveranno ancora qualcuno che spiegherà loro cos'è l'antifascismo?

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