07 marzo 2011

La signora ha una dedica di Hemingway

Un pò di malinconia generazionale, un pò gli occhioni che brillano immaginando la vita di questa signora anziana in cappotto rosso che si siede accanto a me in un padovano pomeriggio di non primavera.
La signora che parla friulano (quello carnico, tosto), che viveva a Belgrado e si ricorda di Trieste, "Trst, s', Trst!" e dell'effetto che faceva dopo quel lungo viaggio ritrovarsi di nuovo in Italia. Capisco bene signora, conosco bene quella sensazione. Come se fossimo, con più di 60 anni di differenza, cresciute insieme.

La signora che ha vissuto a Venezia, la bellissima Venezia, e là ha conoscito un certo signor Hemingway. Che le ha regalato una dedica autografata e lei, il giorno che ha saputo che il signor H. aveva deciso di farla finita, quella dedica l'ha messa in cornice. Chissà quanto può valere ora, quella firmetta.
Mai quanto varranno i ricordi di questa signora che puntualmente scappano, ricorrono ogni 5 minuti, si perdono negli abissi di una memoria non più brillante.

Io La invidio un pò, Signora. La invidio per la Carnia, che è un pò più vuota da quando Lei ci andava per le vacanze, La invidio per Belgrado e per quella distanza ovattata che dev'esserci stata tra Lei e l'Italia di quegli anni, di quei tempi. La invido perchè nonostante l'odor di borghesia e religione che emana questo posto, e che forse un pò Lei stessa emana, mi sembra che la Sua sia stata una vita diversa, intensa. La immagino seduta all'Harry's a chiacchierare con Hemingway e chissà chi altro, immagino quel mondo di cui la mia generazione può solo sognare e che quella che ci seguirà finirà per ignorare del tutto.
La ringrazio Signora, per questa finestrella aperta sul Suo mondo in un pomeriggio quieto e silenzioso come la periferia di questa città, le vite intense altrove, la poesia nascosta sotto alle panchine.

0 commenti:

Posta un commento