08 marzo 2011

Firmate per Divjak

La Bosnia è interessante perchè è una delle valvole di sfogo più quotate degli squilibri della Disunita Europa.
C'è da sedici anni un manipolo di omuncoli che chiamare criminali di guerra è riduttivo, meglio definirli bestie, che se ne vivono indisturbati tra monasteri del Montenegro piuttosto che capitali dei Balcani o nelle loro comode casette senza che dall'Aja si muova qualcuno per acchiapparli.
Ci ha pensato persino Hollywood con The hunting party (ispirato ad una storia vera) a mostrare come stanno le cose. Nato, Onu e la fiera Europa occupano istituzionalmente la Bosnia da sedici anni ma ciò non significa neanche di striscio che la cosa debba in qualche modo facilitare la condanna dei criminali di guerra. E anche quando qualcuno lo acchiappano, state pur certi che le pene massime a questi carnefici saranno minori di quelle che negli Usa sono inflitte per il falso in bilancio.
E se ne staranno al caldo, nelle carceri olandesi (che notoriamente sono meglio di un hotel a 3 stelle), coccolati da una burocrazia complicata come quella del loro paese d'origine, irrorata di finti e buoni propositi e tanta diplomazia.

In tutto ciò, a Vienna devono aver preso la mania di catturare pezzi grossi balcanici. Prima l'ex premier croato, che farà una fine sicuramente meritata ( e comunque lontana anni di luce da quella che potrebbe fare il nostro premier attuale, anche nella più ottimista delle ipotesi), e ora il generale Divjak, che la Serbia non ha mai perdonato d'essersi schierato con Sarajevo, la città che bruciò per tre anni.
Divjak è una lezione di storia a quelli che pensano che siano state le etnie a dividere la Bosnia: la Sarajevo violentata ma mai piegata era difesa da musulmani, cristiani, ebrei, ortodossi, atei: era difesa dai suoi cittadini, cittadini bosniaci, punto.
Divjak è stato un generale, non certo un civile, tirarlo in mezzo è facile per la Serbia, che chiede l'estradizione per poter avere anche i "propri" criminali di guerra, proseguendo in una logica ottusa e nazionalista rivedendo per l'ennesima volta una storia non facile da capire, proprio perchè più complessa di come la si vuol vendere.
Ma perchè la Serbia e non la Bosnia?Perchè dovrebbe prevalere la giurisdizione dell'una sull'altra, e perchè l'Europa è solerte nell'arrestare chi da molti anni cerca di sollevare la Bosnia (o almeno i suoi bambini) dalla melma, mentre chi in quella melma ce l'ha lasciata non fa nulla?
Non metto bocca sui fatti del 92, ma Jovan Divjak non è Ratko Mladic e questo improvviso guizzo di attività dell'Europa è ridicolo ed è un affronto per tutte le genti di Bosnia, che da 16 anni si vedono sventolare sotto il naso mandati di cattura con cui sarebbe forse più proficuo fare degli aeroplanini di carta, almeno volerebbero lontano, via dalla terra degli assassini a piede libero.

Firmate per la liberazione di Jovan Divjak, firmate perchè la Bosnia non deve rimanere un protettorato internazionale de facto, non può seguire per sempre le folli oscillazioni della non giustizia internazionale mentre le madri ancora non hanno potuto seppellire i resti dei propri figli.

http://www.petizionionline.it/petizione/liberate-jovan-divjak/3597

1 commenti:

  1. divjak è fuori.
    http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Divjak-libero-90346

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