30 marzo 2011

Boris come parabola di vita

...non trascuriamo il fatto che Boris è anche uno strumento di potente decodificazione delle più classiche maschere della tragedia umana contemporanea: in Boris ritroviamo la superbia, la cieca ambizione, l'idiozia,l'incomunicabilità, la superficialità, la mediocrità...che non sono solo caratteristiche della società italiana ma sono "peccatucci" umani, cose che si ritrovano sempre uguali dai Poli al Giappone (o quel che ne è rimasto), per capirci.

Prendiamo Stanis e la sua inarrestabile deriva psichiatrica, come lo steso Sermonti ha detto in più di un'occasione.
Stanis non è una persona cattiva, almeno secondo me. E' solo una persona molto sola, che in maniera solitaria vive i rapporti della sua vita: anche quando potrebbe trovare uno spiraglio di comprensione, di sincera amicizia, in qualche modo riesce ad affossarli mettendo se stesso e le sue percezioni al centro del tutto. Pensate al rapporto con Alessandro lo schiavo: in fondo c'è complicità, una certa stima, potenzialmente ci sarebbe amicizia.
Pensate però alla puntata in cui Alessandro viene sfrattato e Stanis gli offre aiuto: offre aiuto ad Alessandro perchè senza un posto dove dormire, o desidera soltanto dare lustro al suo buon nome e alla sua aurea di Divo-che-conosce-una-contessa-lucchese-e-ha-una-Jaguar??!
La puntata finisce tragicamente, con Alessandro che è "quasi stuprato" dalla vogliosa Karin.
O pensate alla puntata in cui Alessandro si offre per recitare la parte del sodomizzato di Bergamo: è in ansia ed ha bisogno di un attore che lo inciti, gli dia dei consigli. E Stanis che fa? Lo avvolge con i suoi monologhi sulla sua non relazione con Arianna.

Un'altra caratteristica che me lo fa amare ma che tutto sommato rispecchia una certa pericolosa peculiarità umana è la presunta onniscienza di Stanis.
Per Stanis, Kubrick è un esempio di instabilità artistica, ha vissuto solo di parentesi in cui tra un film e l'altro c'è stato profondo imbarazzo per la propria opera. Ma Stanis, gli vorresti dire, ma che davero???
Oppure pensiamo a Stanis che avvelena la vecchia barista dandogli dei personalissimi consigli medici "strappati" dal suo copione di Medical Dimension.Anche quando Arianna lo mette garbatamente di fronte all'evidenza di aver commesso una cazzata, Stanis sostiene che quelle dritte in Occhi del Cuore 2 funzionavano e non c'è neanche l'ombra dell'intenzione di fare autocritica...un irreversibile distacco dalla realtà anche di fronte alla più lampante evidenza.

E ora parliamo di ambizione: quella è davvero una brutta malattia.
Stanis per ambizione è pronto a mollare il "suo" Renato e seguire Glauco, direttore della fotografia di nicchia, meno seghe per la testa e più successo. Renè è isterico, insoddisfatto, sempre a barcamenarsi tra mille difficoltà: Glauco è in qualche modo solare, vincente, anche se pazzo come una capra. E Stanis lo mette su un piedistallo senza farsi troppe domande su chi sia davvero Glauco, un pò come "decide" di innamorarsi di Arianna. Ha ben poca importanza chi siano le persone che ha davanti, importante è come lui le vede.
Stanis si candida in Calabria per "dare un sostegno a quella terra martoriata", ma non sa neanche per quale partito si candida. E qui mi è anche un pò superficialotto, diciamo solo un tantino: sono quelle buone intenzioni che hanno i bimbi di 5 anni che credono possano prevalere su tutto.
L'ambizione è anche ciò che lo spinge ad allontanare l'imbarazzante (molto) padre, rinnegando una parte di sè pur di mantenere la fama di divo perfetto.

La lista è ancora lunga, ma io Stanis lo adoro perchè mi fa ridere, sempre.
Aldilà della sua deriva psichiatrica che travolge tutto e tutti, lui per primo.

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